L’arte di Roma: San Pietro in Vincoli, l’antica Basilica casa del Mosè di Michelangelo

Quando sentite parlare di Roma, questo nome porta dietro con sé millenni di storia e numerosissime opere archeologiche sparse nel centro della città e anche a pochi chilometri dal suo cuore pulsante. Uno degli esempi di architettura storica che attrae sempre più curiosi, amanti dell'arte e turisti è la chiesa di San Pietro in Vincoli.
San Pietro in Vincoli è una chiesa cattolica romana e basilica minore della città romana, meglio conosciuta per essere stata la casa della statua del Mosè Michelangelo, parte della tomba di Papa Giulio II. Il Titulus S. Petri ad Vincula è stato assegnato il 20 novembre 2010 a Donald Wuerl. Il precedente Cardinale Sacerdote della basilica era Pío Laghi, che morì l'11 gennaio 2009. Accanto alla chiesa sorge la Facoltà di Ingegneria dell'Università La Sapienza, nell'edificio che è un ex convento. Questo luogo è chiamato San Pietro in Vincoli per antonomasia, la chiesa si trova sulla collina, proprio vicino alla fermata Cavour della stazione metropolitana, a breve distanza dal Colosseo.

La storia della chiesa di San Pietro in Vincoli

Una delle caratteristiche più affascinanti di questo luogo è sicuramente la sua storia. Conosciuta anche come Basilica Eudoxiana, fu ricostruita su vecchie fondazioni fra il 432 e il 440 per ospitare la reliquia delle catene che legarono San Pietro quando fu imprigionato a Gerusalemme, l'episodio prese il titolo di: liberazione di San Pietro. L'imperatrice Eudossia (moglie dell'imperatore Valentiniano III), ricevette le reliquie in dono da sua madre, Aelia Eudocia, consorte di Valentiniano II, che presentò le catene a Papa Leone I. Aelia Eudocia aveva ricevuto queste catene in dono da Iuvenalis, vescovo di Gerusalemme. Secondo la leggenda, quando Leo paragonò le catene all'ultima incarcerazione di San Pietro nel Carcere Mamertino a Roma, esse si fusero miracolosamente insieme. Le catene sono ora conservate in un reliquiario sotto l'altare maggiore della basilica.
La basilica è stata consacrata nel 439 da Sisto III e ha subito diversi restauri, tra cui quello di Papa Adriano I, oltre ad ulteriori lavori nell'undicesimo secolo. Dal 1471 al 1503, anno in cui fu eletto Papa Giulio II, il cardinale Della Rovere, nipote di Papa Sisto IV, fece una ricostruzione notevole portando alla luce la bellezza primordiale della chiesa. Il portico situato sul lato anteriore, attribuito a Baccio Pontelli, fu aggiunto nel 1475. Il chiostro (1493-1503) è stato attribuito a Giuliano da Sangallo. Ulteriori lavori furono eseguiti all'inizio del XVIII secolo, sotto Francesco Fontana, e nel 1875 vi fu anche una ristrutturazione. Vinculis, in latino significa legami/catene, ed è il riferimento al miracolo riguardante le catene di San Pietro. Nel 439 Elia Eudocia, moglie dell'imperatore romano d'Oriente Teodosio II, fece un pellegrinaggio a Gerusalemme dove trovò diverse reliquie, comprese le catene che erano state usate per legare San Pietro in quella città; li mandò a sua figlia Licinia Eudocia, che era la moglie dell'imperatore romano d'Occidente Valentiniano III. Alla fine le catene furono date a Papa Leone I che decise di tenerle insieme con quelle usate per legare San Pietro al Carcere Mamertino a Roma, a questo punto le due sezioni si uniscono spontaneamente. San Pietro in Vinculis fu costruita già nel 442 da Licinia Eudocia per celebrare il miracolo e ospitare le catene, per questo motivo è conosciuta anche come Basilica Eudossiana.

Interno della chiesa di San Pietro in Vincoli

L'interno della basilica è composto da tre navate, con tre absidi divise da antiche colonne doriche. Le navate laterali sono sormontate da volte a crociera, mentre presentano un soffitto a cassettoni del XVIII secolo, affrescato al centro da Giovanni Battista Parodi, raffigurante il Miracolo delle catene (1706). In questa scena, Papa Alessandro guarisce il collo gozzo di Santa Balbina che stava per strozzarsi, toccandola con le catene che un tempo legavano San Pietro.

Il Mosé di Michelangelo e le altre opere

L'opera Mosè di Michelangelo (completato nel 1515), era originariamente inteso come parte di un imponente monumento funebre di 47 statue, per Papa Giulio II, divenne poi il fulcro del monumento funebre e della tomba del Papa in questa chiesa. Mosè è raffigurato con le corna, elemento simbolico che delinea la radianza del Signore, il suo splendore. Questo simbolo è stato utilizzato a causa della somiglianza fra le parole ebraiche di "fasci di luce" e "corni". Questo tipo di simbolismo iconografico era comune nella prima arte sacra, e per un artista le corna sono più facili da scolpire dei raggi di luce.
Altre opere d'arte comprendono due tele di Sant'Agostino e Santa Margherita del Guercino, il monumento del cardinale Girolamo Agucchi progettato dal Domenichino, che è anche il pittore di un affresco della sagrestia raffigurante la Liberazione di San Pietro (1604). Lo scettro dell'altare sulla prima cappella a sinistra, è un'opera di Cristoforo Roncalli. La tomba del cardinale Nicola di Kues (1464 d.C.) con il suo rilievo, che rappresenta il cardinale Nicola prima di San Pietro, è di Andrea Bregno. Il pittore e scultore Antonio Pollaiuolo è sepolto sul lato sinistro dell'ingresso. Questi è lo scultore fiorentino che aggiunse le figure di Romolo e Remo alla scultura del Lupo Capitolino sul Campidoglio. La tomba del cardinale Cinzio Passeri Aldobrandini, decorata con una rappresentazione scheletrica allegorica della morte, è situata nella chiesa.
Nel 1876 gli archeologi scoprirono le tombe di coloro che una volta credevano essere i sette martiri del Maccabeo. È altamente improbabile che questi siano in realtà i martiri ebrei che hanno offerto la propria vita a Gerusalemme. Sono ricordati ogni anno il 1° agosto, lo stesso giorno del miracolo della fusione delle due catene. Il terzo altare nella navata sinistra contiene un mosaico di San Sebastiano del VII secolo. Questo mosaico è legato a un'epidemia di peste a Pavia, nel nord Italia. Le reliquie di Sebastiano furono portate lì per fermare lo scoppio della peste del 680, e poiché si credeva che questi fosse nato in Lombardia, un altare fu costruito per le sue reliquie: un San Pietro in Vincoli a Pavia. Come simbolo del rapporto successivamente rafforzato tra Pavia e Roma, un identico altare di Sebastiano fu costruito nella chiesa romana con lo stesso nome, dando luogo a un culto parallelo per il santo in entrambe le regioni.

04/03/2019
san pietro in vincolimichelangelo buonarrotistatua del mose

Vuoi soggiornare a Roma?

Scopri le nostre camere e servizi per vivere un soggiorno indimenticabile!

Questo sito si avvale di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie consulta la cookie policy. Cliccando sul pulsante Acconsento si autorizza l'uso dei cookie.

ACCONSENTO